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25 novembre: giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Indetta il 25 novembre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Con la risoluzione 54/134, l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha istituito per il 25 novembre la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Questa triste ricorrenza ha questa data ufficiale, il 25 novembre di ogni anno. Questo giorno è stato scelto per ricordare il brutale assassinio avvenuto nel 1960, nella Repubblica Dominicana, delle tre sorelle Mirabal, considerate “rivoluzionarie”.

Le tre sorelle vennero uccise in un’imboscata mentre andavano a far visita ai loro mariti detenuti in carcere.

Nate in Repubblica Dominicana da una famiglia benestante, le tre donne combatterono la dittatura (1930-1961) del dominicano Rafael Trujillo, con la battaglia che prese il nome “Las Mariposas (Le farfalle)”.

L’intervento in politica delle tre sorelle Mariposas aveva avuto inizio da Minerva, la più “colta” delle tre, il 13 ottobre 1949. Durante la festa di san Cristobal, organizzata dal dittatore per la società più altolocata, ella aveva esposto le proprie idee politiche.
Così ebbero inizio le rappresaglie contro Minerva e tutta la famiglia Mirabal, da cui scaturirono il carcere per il padre e la confisca dei beni per la famiglia.

La loro opera rivoluzionaria fu tanto efficace che il Dittatore in una visita a Salcedo disse: «Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal»

Il loro assassinio svegliò le coscienze del popolo fino ad allora sopite.

L’intera storia è stata raccontata dalla scrittrice Julia Alvarez all’interno del romanzo Il tempo delle farfalle (1994), da cui è stato tratto nel 2004 il film In The time of Butterflies, di Mariano Barroso.

Per risolvere la violenza contro le donne, non basta la giornata internazionale è ovvio

A proposito di risveglio delle coscienze, vorrei fare alcune considerazioni circa i fatti di cronaca che spesso si vedono su televisione e giornali con le donne sempre più spesso vittime di violenza. Recentemente ricordo la giovane ragazza Giulia, tra le tante mancate all’affetto della sua famiglia a causa di un amore sbagliato.

I motivi di questi accadimenti vanno ricercati nella storia e nella mentalità “arcaica”, secondo la quale l’uomo sarebbe superiore alla donna fisicamente e sotto altri aspetti. L’essere femminile spesso deve prendere il coraggio di denunciare i soprusi subiti.

Motivi culturali

Fare un cambiamento riguardo questi aspetti spetta a ciascuno di noi in ogni azione. Mi spiace doverlo ammettere.

Vi sono comportamenti anche da parte delle donne a supporto di questa mentalità. Spesso, inconsapevoli, questi comportamenti derivano dalle nostre credenze. Sono cose che abbiamo purtroppo accettato come vere senza rendercene conto.

E’ un argomento molto ampio. Nel quotidiano per esempio, vi sono dimostrazioni di gentilezza da parte delle donne, rivolte alla propria famiglia, che possono essere equivocate e scambiate per sottomissione.

La donna, a mio avviso, deve riappropriarsi della propria vita. Serve amarsi maggiormente, donando amore incondizionato ma anche pretendendo rispetto sotto ogni punto di vista. Questo è più che mai necessario.

Le ragazze devono crescere con la consapevolezza di essere ampiamente in grado di affrontare ogni sfida si presenti loro, mantenendo intatte le proprie caratteristiche innate di gentilezza.

La violenza contro le donne è da individuare fin dall’inizio: se un uomo condiziona la sua libertà, usa male parole, alza le mani e non ha rispetto, la donna deve prendere decisioni. Non è restando ferma in una situazione di violenza che questa cessa, purtroppo può peggiorare. La donna deve guardare oltre e non permettere a un uomo di portarle via la dignità in cambio di briciole di considerazione.

La donna e il lavoro, un’ altra forma di violenza

In molte posizioni lavorative che hanno responsabilità , il ruolo femminile, risulta meno considerato rispetto a quello maschile.  Notoriamente la donna ha una vita familiare, oltre che lavorativa che per alcuni potrebbe essere considerata impedimento alla dedizione totale al lavoro. Questo influenza, purtroppo, le scelte di incarico e promozione.

Conosco personalmente molte donne di successo nell’ambito lavorativo e famigliare. Molte esperienze mi dicono che identificarsi completamente in un ruolo come quello professionale, senza avere una visione d’insieme che permetta di osservare e prendere decisioni guardando diverse angolazioni, è controproducente rispetto ai risultati aziendali.

Un’azienda che ha persone di sesso femminile capaci e corrette ai vertici, si può ritenere fortunata, tanto come una, che abbia come capo un uomo etico e saggio.

I criteri ESG – acronimo di Environmental (ambiente), Social (società) e Governance,  suggeriscono alle aziende virtuose di rientrare in certi canoni per le proprie scelte e investimenti. Esse per essere virtuose, hanno come priorità l’ attenzione a certi temi. Ecco i criteri: environmental,  riguarda l’impatto su ambiente e territorio; social, comprende invece tutte le iniziative con un impatto sociale;  governance, riguarda aspetti più interni all’azienda e alla sua amministrazione, tra i quali criteri etici per la selezione del personale.

Il lavoro femminile, il suo ruolo e la sua retribuzione sono oggetto di attenzione nelle grandi aziende che vogliono un futuro in cui la donna non sia oggetto di discriminazione e abbia pari opportunità.

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