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A contatto con la natura
Storie di Vita

“VIVERE ALL’APERTO a contatto con la natura”

Vivere all’aperto a contatto con la natura.  La mia esperienza diretta con gli elementi della natura.

Quando sono nata ho trovato ad aspettarmi la mia mamma il mio papà e i miei 7 fratelli/sorella.

Il più grande aveva 18 anni, il secondo 16, il terzo 13, il quarto 10, il quinto 7, la sesta 5, il settimo 2….Ed io l’ottava, sono nata d’estate.

A 15 giorni ero già per mare (foto), in barca con i miei fratelli, mamma e papà. 

Il mare questa presenza famigliare. Mio padre ci portava al mare per le vacanze della scuola, voleva vivessimo all’aperto nella natura. Passavamo 4 mesi  in riva al mare, vivendo all’aperto, organizzati sempre meglio.

La casetta

Aveva scelto un posto dove si poteva vedere in mare aperto e quando sono nata papà con i miei fratelli  hanno costruito in quel posto una casetta.
A pochi metri dal mare, in uno spazio aperto,  immerso nella natura (dopo aver avuto il permesso e pagato l’affitto al demanio marittimo per un pezzetto di terreno).
Le coste erano ricoperte di scogli erba e terra , poca sabbia, solo piccole spiaggette.
Non si perdeva un solo giorno, quando era il momento di tornare al mare:  il giorno dopo la fine della scuola eravamo già pronti, caricate tutte le cose che ci occorrevano,  partivamo per andare a stare al mare.
Il nostro furgone Volkswagen
era stracarico,  lungo la strada facevamo qualche ulteriore rifornimento che ci occorreva e via tutti in viaggio.
Arrivati ci sistemavamo per dormire:
i miei genitori dormivano nel furgone attrezzato e noi,  chi nella casetta,  chi in tende piantate sul prato intorno al ricovero da pesca.
Quanto spazio per tutti✨ ognuno si sistemava come voleva nella sua tenda.
I vestiti di cui avevamo cura , un giaciglio a terra su morbidi materassini e calde coperte.
Era una sfida restare da soli di notte ( a casa dormivamo tutti insieme ) e al contempo un piacere.
Avere uno spazio dove tutto è come metti tu …..dove poter essere soli.
E la mattina svegliarsi e guardare il mare dalla porticina della tenda, gli uccelli marini pescare tra gli scogli e sentire il sole scaldare l’aria✨
Questa piccola casetta o meglio ricovero da pesca, in realtà era una stanza attrezzata per cucinare,  lavarsi e dormire anche se avrebbe dovuto servire solo per tenere cose per la pesca.

Stregato dal mare

Mio padre passava tanto tempo ad osservare il mare,  sembrava stregato.
Rimaneva ore, quando non pescava o andava nelle pinete alle nostre spalle a caccia, seduto a guardare il mare.

La tenacia di mia madre

Mia madre aveva da fare il doppio per organizzarsi … conosceva tante piante spontanee che coglieva nei prati tra il mare e la pineta e aveva insegnato a raccoglierle anche ai miei fratelli… Cucinava tutto quello che aveva a disposizione e c’era sempre qualcosa per tutti.

Abbondanza

Il mare allora era pieno di pesci e mio padre con i miei fratelli passavano molte ore delle loro giornate a pesca (o a volte a caccia) sempre in competizione a chi pescava di più; il pesce abbondava sulla nostra tavola.
E quando era troppo, lo barattavamo con dei polli, uova o verdure, con un contadino che viveva oltre la pineta, amico di mio padre.
(Ringrazio i miei fratelli e sorella più grandi che mi hanno aperto la strada che mi aspettava,  ai miei figli e tutti i nipoti che hanno colorato il resto✨)

Andare per mare

Non ci permettevano di allontanarci troppo e seguendo i miei fratelli ho imparato ad andare per mare con tutte le accortezze,
a remare a pescare di notte dalla barca ….
Ci sono delle immagini come quadri in me:
✨mi vedo remare con impegno e di notte portare la barca, che silenziosa scivola sull’acqua✨
Era una delle poche occasioni dove i miei fratelli mi lasciavano remare . Mentre loro  seguivano il fascio di luce della lampara accesa e tiravano con la fiocina ai pesci o hai polpi che riuscivano a individuare della barca.
Io osservavo altro:  godevo del silenzio (che tutti mantenevano scrupolosamente, perché i pesci non fuggissero ) del fruscio della barca che scivolava leggera a passo d’uomo…..con le stelle sulla testa e il mare sotto di noi.
In piedi sulla barca ( per arrivare ai remi ), ora portavo io i miei fratelli più grandi ✨

Immergersi nel mare

Ricordo alcune delle magiche e inaspettate sensazione che vivevo durante le mie prime immersioni con maschera e boccaio:
il fondale di scoglio e piante ovunque che ondeggiavano, branchi di pesci che si muovevano nell’acqua come stormi di uccelli nell’aria..
La luce del sole illuminava i fondali pieni di vita colorata e silenziosa.
Quella strana sensazione di ascoltare attraverso l’acqua,  immersa in un ambiente ovattato, poi tornare fuori per respirare e tornare sotto.
Stupore… e una gioia inspiegabile mi inondava✨

Innumerevoli forme e colori

Quante creature da osservare,  ognuna un essere a se, e parte di tanta perfezione da restare inbambolati e increduli.
Scoprire minuscoli esseri che creano coralli, pesci che si allontanano velocissimi se disturbati, o lumache marine che sembrano farfalle dai variopinti colori, e…✨

Un acquario improvvisato

Con mio fratello, nato prima di me, durante il giorno, pescavamo tanti pescetti con il retino: forme, colori e nomi; il più strambo era il pesce ago e il cavalluccio di mare, ognuno talmente benedetto e pieno di vita.
Poi costruivamo un acquario in due buche comunicanti tra gli scogli e lo allestivamo con piccole tane fatte con i sassi.
Li tenevamo qualche giorno cambiandogli l’acqua prima che la marea sommergeva tutto ed erano nuovamente in mare.
Costruivamo delle zattere con i tronchi più grandi che il mare lasciava sulla riva, oppure andavamo in pineta ad arrampicarci sui pini e a raccogliere pigne.

Il sapore dei pinoli

Poi mi sedevo su di uno scoglio più liscio accanto al mare e con un sasso o un martello tiravo fuori i pinoli dalle pigne raccolte. Quelli che si spezzavano li mangiavo subito, e quelli interi freschi e grassi, li raccoglievo in un bicchiere e li mangiavo alla fine ….che sapori indimenticabili✨
Nei giorni di vento e pioggia ci rinchiudevamo nelle tende o nella casetta.
Il mare prendeva forme e colori sempre nuovi e il sole al tramonto illuminava di arancione tutto, era un momento cosi magico.
Veniva voglia di prendere la barca a remi (che non fa rumore) e andargli incontro mentre spariva dietro l’azzurro.
A volte andavamo a fare il bagno con la barca dove l’acqua era abbastanza alta per tuffarci , e risalivamo tutti zuppi per tuffarci di nuovo.
Mi vedo in un piccolo specchio mentre mi pettino e asciugo i capelli alla luce riflessa del sole che tramonta ….sorridente e abbronzata✨

La forza del mare e del vento🌪️

Durante le mareggiate il mare sommergeva tutta la costa rocciosa, che normalmente era fuori dall’acqua. Quelle onde spumeggianti ora si facevano sempre più vicine,  poi piano piano l’acqua cominciava a calare e gli scogli riaffioravano.
Quando il vento tirava forte,  ancoravamo meglio le tende al terreno,  il vento ci sballottata e il mare si agitava rumorosamente.  Per me era piacevolmente elettrizzante quel vento forte che fischiava.
Anche i temporali  mi facevano rimanere ad ascoltare e vibrare di energia,  i fulmini illuminavano tutto e poi aspettavo in silenzio per sentire il tuono.
Come tornava il sole e il mare era calmo tornavamo a pescare.
Ora fra tutte le vicissitudini vissute, sono grata per  la “ricchezza della vita” che mio padre voleva vivere e farci sperimentare ✨
la vita ci parlava direttamente: 
la luna, il mare, il sole, il vento, la pioggia e tutto quello che ho raccolto nel cuore e che mi fa sentire benedetta da tanta bellezza  ✨

Tornare in città

Quando tornavamo a Roma per ricominciare la scuola…..il più triste era Papà……dover rinchiudersi in questa città caotica e innaturale….per poter lavorare e poi tornare al mare.✨
Il mare ….
questo posto è rimasto nel cuore di tutti …
e in quella casetta mio padre, come ha lasciato il lavoro e il tempo lo permetteva, passava la sua vita…..guardando il mare.
Ci aveva detto più volte che le sue ceneri avrebbe voluto fossero spase proprio lì nel mare aperto.

Il mare  fino in fondo all’avventura

Dopo il suo compleanno in agosto (compiva 93 anni) era al mare, si è ammalato e in pochi mesi ha lasciato il suo corpo. Come aveva chiesto è stato cremato e poi,
con uno dei miei fratelli abbiamo contattato un vecchio amico di mio padre che aveva un barca da pesca,  è stato felice di portarci in mare con lui,  e dopo un piacevole percorso in barca, con le ceneri di nostro padre in braccio e il vento fra i capelli siamo arrivati davanti alla sua casetta e non molto a largo l’abbiamo lasciato andare.
Era dove voleva essere✨
E noi ritornando….eravamo stranamente sereni… la casetta  si allontanava fino a sparire alla vista e in silenzio scendevamo dal piccolo peschereccio ormeggiato con un sorriso nel cuore
✨Grazie   🙏
Chissà quante cose portate anche voi nel cuore……
se volete condividerle con noi contattateci siete i benvenuti , come i vostri commenti

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